Posso raggiungere un obiettivo senza avere un metodo?
“Un obiettivo senza un piano è solo un desiderio.”
Abbiamo tutti quell’amica o quel familiare che continua a dire di voler cambiare lavoro, partire per un viaggio intorno al mondo, comprare casa… ma che poi non fa niente per raggiungere il proprio obiettivo! Rimango sempre molto infastidita da persone del genere - ma poi, penso, non fanno male a nessuno tranne che a se stesse…
E se l’obiettivo che questo tipo di persone fissano non fosse un obiettivo personale, ma un target che qualcun altro deve raggiungere?
Un esempio dal mondo del pugilato
Prendiamo l’esempio di mia nipote sedicenne, che si è data al pugilato qualche anno fa e di tanto in tanto partecipa anche a delle gare. Per chi non lo sapesse, nella boxe ci sono diverse categorie di peso e, durante una gara, gli atleti si scontrano con altri atleti nella stessa categoria. Un atleta che è al limite superiore della propria categoria sarà quindi più avvantaggiato di un atleta che è al limite inferiore nella stessa categoria.
Seguendo questa linea di pensiero, di recente il maestro di mia nipote ha iniziato a dirle di perdere 2 chili, così da poter gareggiare nella categoria inferiore ed avere più possibilità di vincere le gare. A parte l’ovvia problematica di dire ad un’adolescente di perdere peso, quello che veramente mi infastidisce è la pratica di fissare un obiettivo - senza discutere del metodo da seguire per raggiungere quell’obiettivo.
Se l’obiettivo fosse solo quello di perdere peso, infatti, la cosa in realtà sarebbe abbastanza semplice: mia nipote potrebbe tagliare drasticamente le sue calorie in entrata e non bere acqua per qualche giorno così da disidratarsi. In questo modo potrebbe facilmente perdere 2 chili - ma in che stato arriverebbe alla gara? Sarebbe in grado di scontrarsi contro il suo avversario al pieno delle sue energie e vincere la gara? O sarebbe troppo stanca per tirare colpi con la forza necessaria per battere il suo opponente?
L’obiettivo di perdere 2 chili quindi non è poi così chiaro come avremmo potuto pensare all’inizio. Se i 2 chili persi fossero non di grasso, ma di muscoli? Certamente il maestro non vuole che mia nipote perda forza, insieme ai chili. Quindi il semplice obiettivo di “perdere 2 chili” diventa “perdere 2 chili senza perdere muscoli e mantenendo la forza sviluppata in mesi di allenamento”. Non è più così semplice come sembrava all’inizio, vero?
Anche se il maestro avesse definito dall’inizio l’obiettivo in questi termini, comunque, la domanda sarebbe rimasta: che metodo usare per raggiungere l’obiettivo?
Vari influencer nel mondo del fitness e del mangiare sano sponsorizzano una miriade di diete per raggiungere “il corpo perfetto”: c’è la dieta chetogenica o keto, in cui si riducono drasticamente i carboidrati (e che quasi sicuramente non è stata inventata da un italiano!); c’è il digiuno intermittente, in cui si riducono le ore della giornata in cui è permesso mangiare; c’è la dieta vegetariana o vegana; c’è la dieta carnivora; c’è la dieta mediterranea; c’è la dieta di restrizione calorica.
Quale di queste diete è la più adatta per raggiungere l’obiettivo di “perdere 2 chili senza perdere muscoli e mantenendo la forza sviluppata in mesi di allenamento”? E quale è la più adatta alla situazione specifica di mia nipote - ai suoi impegni giornalieri, alle sue preferenze, al suo stile di vita?
Come se non bastasse, a tutte queste considerazioni se ne aggiunge un’altra non meno importante a cui avevo accennato all’inizio: come evitare che il perseguimento di questo obiettivo non abbia dei risultati indesiderati? Stiamo parlando di un’adolescente dopotutto, che è già molto sensibile riguardo al suo aspetto fisico. Come evitare che questa pressione aggiuntiva non risulti in qualche disturbo alimentare?
Come funziona nelle aziende?
Quando passiamo da un obiettivo personale ad un obiettivo che viene imposto su un’altra persona, è facile capire che solamente dichiarare l’obiettivo o il target non è sufficiente al suo raggiungimento - perché un obiettivo è un’eccessiva semplificazione di una futura condizione desiderata, che è creata da molteplici fattori che devono essere tutti presi in considerazione.
E se l’obiettivo venisse imposto all’interno di un team? O di un’intera azienda? Quante volte hai visto un manager imporre un target e poi sparire dalla circolazione, aspettandosi che qualcun altro lo raggiunga senza aver bisogno del supporto del manager stesso?
Trovo molto interessante che una pratica che viene giudicata negativamente quando si tratta di un singolo individuo riguardo un obiettivo personale, sia improvvisamente non solo accettata, ma prevista e desiderata in un “leader” che dovrebbe essere alla guida di un intero team. La cosa più difficile da fare non è dichiarare un obiettivo, ma definire il metodo da seguire per raggiungere l’obiettivo.
Il ruolo del manager è quello di studiare il sistema in cui opera, capirne il funzionamento e i molteplici fattori da cui è influenzato, e supportare il proprio team nel definire il metodo più appropriato per raggiungere l’obiettivo.